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Poesia. Edició crítica

Joan Maragall
Il "Cant Espiritual"

Se il mondo è tanto bello, se si specchia
la tua pace nei nostri occhi, tu
potrai darci piú in un’altra vita?

Perciò tengo cosí, Signore, agli occhi,
al volto, al corpo che m’hai dato e al cuore
che vi batte; e perciò temo la morte.

Con che altre sensi mi farai vedere
sulle montagne questo cielo azzurro,
e il mare ibmenso e il sole ovunque acceso?
Metti tu nei miei sensi eterna pace,
e non vorrò che questo cielo azzurro.
Chi mai non disse “fermatti!” a un momento,
fuor di quello che gli portò la morte,
non lo intendo, Signore; io che vorrei
fermar tanti momenti d’ogni giorno
per farli eterni nel mio cuore. —O questo
“farli eterni” è già morte? —E che sarebbe
allora mai la vita? Ombra del tempo,
illusione del “qui” e del “laggiú”,
e il calcolo del poco e il molto e il troppo
solo un inganno, perché il tutto è il nulla?

Non importa. Sia il mondo ciò ch’esso è,
cosí diverso, esteso e temporale,
questa terra con quanto in essa cresce
è la mia patria; e non potrà, Signore,
essere la mia patria celestiale?
Uomo sono e la mia misura umana
per ciò che posso credere e sperare;
se qui fede e speranza in me si fermano,
nell’aldilà me ne farai tu colpa?
Nell’aldilà io vedo cielo e stelle,
anche lassú vorrei essere un uomo:
se ai miei occhi le cose hai fatto belle,
se per esse m’hai fatto gli occhi e i sensi,
con un alto “perché” dovrò rinchiuderli?

Tu sei, lo so; ma dove, chi può dirlo?
In me ti rassomiglia ciò che vedo...
Lasciame creder dunque che sei qui.
E quando verrà l’ora del timore
che chiuderà questi miei occhi umani,
aprimene, Signore, altri piú grandi
per contemplare la tua inmensa face,
e la morte mi sia un piú grande nascere.


MARAGALL, Joan. “Cant espiritual”. Traducció d’Eugenio Montale. A Quaderno di traduzioni. Venècia: Arnoldo Mondadori, 1975 (2a ed.).


Il «cant espiritual»

Se il mondo è tanto bello, se si specchia
la tua pace nei nostri occhi, tu
potrai darci di più in un’altra vita?

Perciò tengo così, Signore, agli occhi,
al volto, al corpo che m’hai dato e al cuore
che vi batte; e perciò temo la morte.

Con che altri sensi mi farai vedere
sulle montagne questo cielo azzurro,
e il mare immenso e il sole ovunque acceso?
Metti tu nei miei sensi eterna pace,
e non vorrò che questo cielo azzurro.
Chi mai non disse « fermati! » a un momento,
fuor di quello che gli portò la morte,
non lo intendo, Signore; io che vorrei
fermar tanti momenti d’ogni giorno
per farli eterni nel mio cuore. – O questo
« farli eterni » è già morte? – E che sarebbe
allora mai la vita? Ombra del tempo,
illusione del qui e del laggiù,
e il calcolo del poco e il molto e il troppo
solo un inganno, perché il tutto è il nulla?

Non importa. Sia il mondo ciò ch’esso è,
così diverso, esteso e temporale,
questa terra con quanto in essa cresce
è la mia patria; e non potrà, Signore,
essere la mia patria celestiale?
Umo sono e la mia misura umana
per ciò che posso credere e sperare;
se qui fede e speranza in me si fermano,
nell’adilà me ne farai tu colpa?
Nell’aldilà io vedo cielo e stelle,
anche lassù vorrei essere un uomo:
se ai miei occhi le cose hai fatto belle,
se per esse m’hai fatto gli occhi e i sensi,
con un altro « perché? » dovrò rinchiuderli?

Tu sei, lo so; ma dove, chi può dirlo?
In me ti rassomiglia ciò che vedo...
Lasciami creder dunque che sei qui.
E quando verrà l’ora del timore
che chiuderà questi miei occhi umani,
aprieme, Signore, altri più grandi
per contemplare la tua immensa face,
e la morte mi sia un più grande nascere.

Traduït per Giuseppe Grilli
Joan Maragall, Il "Cant Espiritual". Nàpols: Opera Universitaria I.U.O, 1984.
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